Sono un ex-donatore, iscrittosi all’Avis Monza nel 1984, e in seguito Consigliere e collaboratore della stessa Comunale.
Conosco bene l’AVIS e in generale il mondo delle donazioni di sangue, da oltre 40 anni.
In tutti questi anni spesso mi sono domandato – e risposto – del “perché” della donazione del sangue.
Certo, mi dicevo, il sangue serve ai malati e per la produzione di derivati importanti ai fini terapeutici.
Tutti discorsi bellissimi ma molto teorici; non dico che non ci credessi ma li sentivo comunque un po’ lontani.
Fino a ieri.
Sabato 22 febbraio 2025; all’inizio dell’assemblea annuale di Avis Monza è salita a parlare una signora – Sonia – con in braccio una bellissima bambina di pochi mesi (Soraya); non posso pubblicare la foto per la presenza di una minore, ma quello che conta non sono le foto ma l’esperienza che Sonia ci ha raccontato.
Ci ha parlato di una gravidanza con forti complicazioni mediche, che ad un mese dal parto l’hanno costretta a stare in ospedale sotto stretta sorveglianza.
Ogni giorno veniva controllata e l’equipe medica si accertava di avere e disposizione del sangue compatibile al 100% con il suo, per eventuali trasfusioni.
A valle del parto sono sorti problemi tali per cui Sonia ha perso complessivamente 3 litri di sangue (dei circa 5-6 lt che aveva in corpo) e questi sono stati sostituiti da infusioni che per fortuna, grazie ai donatori di sange, erano a disposizione.
L’emozione nell’ascoltare quella testimonianza, e contemporaneamente vedere quella splendida bambina che si muoveva felice in braccio alla sua mamma, è stata fortissima e mi ha colpito come un pugno.
In pochi minuti Sonia ha distrutto le mie teorie sull’utilità delle donazioni di sangue, trasformandole in realtà.
Più Sonia parlava, più mi rendevo conto che senza le donazioni di sangue – non solo Avis e non solo Avis Monza – le due persone che avevo davanti (di cui una di pochi mesi) sarebbero state in un cimitero.
Avis Monza è, da tempo, una bella realtà, con tante iniziative a fine benefico, sia delle persone che dell’ambiente, ma da ora in avanti quando penserò all’Avis (e a quella di Monza in particolare) non potrò fare a meno di pensare anche a Soraya e alla sua coraggiosa mamma.